Jolek Blog ~ Per chi non ha la scienza infusa

4Jul/120

Un enorme gelatone

Andrea, quella mattina, aveva aperto il suo portatile. Era un portatile un po' vecchiotto, piuttosto rumoroso, logorato in alcuni punti, ma sempre funzionante. In una partizione aveva un windows xp di fabbrica (lo odiava profondamente, ma a volte lo aveva dovuto usare), e nell'altra una vecchissima Redhat 6.2 sulla quale aveva imparato a  usare Iraf, uno straordinario software di riduzione dati, durante il periodo di tesi e durante il dottorato in astronomia.

Il lavoro troppo precario, una fidanzata, e la voglia di metter su famiglia, lo avevano portato, piano piano, complici anche le difficoltà nell'ambiente lavorativo, a tornare nel suo amato abruzzo. Sposato, padre di due figli, professore di matematica e , e con una curiosità immutata su tutto ciò che era (e dintorni).

Era una mattina importante quella. Quella mattina, dal CERN di Ginevra, in streaming, veniva trasmessa la conferenza che avrebbe attestato, una volta per tutte, la scoperta del bosone di , l'importantissima particella che i fisici della materia stavano cercando da più di 40 anni.

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10May/120

Dell’arte del fidarsi

"Dannata pioggia! Non c'è giorno che non piova!"

Guardava dalle tende della sua finestra una Londra inzuppata fino alle caviglie. Le macchine andavano a rilento, le luci dei lampioni si confondevano con i fulmini, persino Ahmed, il venditore di ombrelli-collanine-fazzoletti che stazionava sotto casa sua aveva deciso di sparire. Magari era chiuso in un'auto, magari sotto un portico, chi lo sa. Ma era sparito. Tutti erano spariti quella notte, e Joan, per una volta, si sentiva uguale agli altri.

Aveva una birra in frigo. Una birraccia, in verità. Comprata per pochi penny in un drugstore di Camden, e rifilata subito subito in frigo. "Se dovessi ordinare una pizza, una birraccia come questa potrebbe anche andare bene". La realtà però era che quella sera non aveva ordinato nessuna pizza, aveva il frigo vuoto, non aveva niente da mangiare e di stare in casa non ne aveva nessuna voglia. Forse quella sera avrebbe potuto anche uscire. Figurarsi. Con quella pioggia i londinesi si sarebbero rintanati in casa. E lui, che non aveva nessuna voglia di interagire col mondo esterno, forse aveva l'occasione di uscir di casa senza dover per forza incrociare lo sguardo di qualcuno.

6May/123

Morozov, l’eretico

Finisco ora di leggere un libro che un po' mi ha stupito, e un po' no. Si tratta de "L'ingenuità della rete", scritto da Evgeny , e tradotto in Italia dalla Codice edizioni. No, questa non è una pubblicità alla Codice, ma i pochi ebook interessanti che sto leggendo in questo periodo (non me ne vogliano gli altri editori) vengono tutti da lì. Ho ricominciato a leggere i saggi (mon dieu, cosa ne sarà di me? non dovevo dedicarmi ai romanzetti leggeri tipo i fratelli Karamazov?) e come al solito, si comportano come le ciliegie: uno tira l'altro.

L'ultima (unica) volta che vidi Morozov fu nel 2011 dallo streaming live dal Festival di Genova, e, nonostante non condividessi il suo pensiero, trovai interessanti molti dei suoi spunti. Se ne trova un piccolo sunto qui, sul sito di Pandemia. Morozov sosteneva, senza troppi giri di parole, che il potere della rete è altamente sopravvalutato, che non è la rete (da sola) a fare le rivoluzioni, e che i responsabili di questa sopravvalutazione sono i cosidetti "guru" della rete. Direte voi, nulla di nuovo, la rete è solo uno strumento. Il messaggio, l'azione, e tutto ciò che crea un cambiamento viene dalla forza delle azioni umane, dal condividere un pensiero, e dal realizzare un'azione più o meno incisiva. Io poi qualche mese fa ero decisamente dentro alla quotidianità dei social network, e quindi queste parole mi suonarono come eretiche.

29Apr/122

C’era una volta una cartina geografica…

Ultimamente passo molto tempo davanti al pc. Non che prima non fosse così, ma sono cambiate le priorità delle mie ricerche. Mentre prima spulciavo il web alla ricerca di notizie scientifiche, relativi paper, interviste, pagine di wikipedia e via discorrendo, ora il mio tempo è dedicato alla ricerca di lavoro. Ho scoperto che cercare lavoro tramite , e mandare cv via mail, è come lanciare una messaggio in bottiglia nella speranza che qualcuno risponda. Assolutamente inutile. E mentre passavo del nuovo tempo inutile davanti a chrome, mi arriva una telefonata da una persona cara, molto cara.

"Ti va di fare un laboratorio sull'energia? Scuola . È un giorno solo, sono poche ore, paghiamo molto poco, ma ti potresti divertire". Avevo giurato a me stesso, spergiurato (anche se non so cosa vuol dire) che non avrei mai più fatto un laboratorio didattico su argomenti scientifici. Che se avessi ripreso a farli, avrei riscoperto il piacere di farli, e quindi sarei di nuovo finito nel tunnel infinito degli infiniti lavori pagati infinitamente poco e infinitamente male. Ma a lei voglio bene, molto bene, ed è una persona alla quale non avrei mai saputo/potuto dire di no. Così recupero gli ultimi miei pezzetti sparsi per casa dell'animatore scientifico che c'era una volta, e mi organizzo per coprire due ore di lab. 

6Dec/110

La scienza in cuffia

Introduzione

Non credo sia un segreto per nessuno se scrivo, così per cominciare questo post, che amo alla follia i scientifici. Li trovo belli, interessanti, capaci di collegare istantanemente il pubblico con chi la la fa e la respira. A volte basta un tono vocale diverso, una domanda particolare, o semplicemnete una risata a comunicare il vero spirito della ricerca. E' uno dei pochi modi che conosco per avvicinare il pubblico ai temi scientifici, e creare un link (quello vero) fra il creatore del podcast e il fruitore dello stesso. Attraverso i podcast ho imparato molte cose, ho ascoltato la voce degli scienziati famosi, e ho imparato ad apprezzarne il carattere. C'è lo scienziato timido, che è la prima volta che lo intervistano; c'è lo scienziato un po' più smaliziato, che sa cosa deve dire, e come lo deve dire; e c'è poi quello che sa la parte a memoria, e, a forza di ripeterla, si scorda i passaggi fondamentali e si sente un po' prima donna. E poi c'è il comunicatore. C'è quello che interloquisce confidenzialmente, lasciando così che esca il carattere dello scienziato. E c'è quello che studia a menadito la parte, e segue un canovaccio che mira a far comprendere l'argomento di cui si parla. E poi c'è ovviamente quello bravo (ma bravo bravo) che sa fare entrambe le cose.

30Nov/110

Per chi, e come

Mentre mi accingo, con grande lentezza, pacatamente ma anche velocemente, a completare la serie di post sui scientifici esteri, mi è tornata alla mente una animata discussione sull'essenza del scientifico. Per chi lo facciamo, a che scopo, e quali dovrebbero essere i nostri interlocutori.

Ronzano, 6 ottobre 2010, "Comunicare la " organizzato dalla European Genetic Foundation. Era ormai finita la prima giornata, e tutto era andato liscio. Liscio vuol dire che noi uditori ce ne eravamo stati buoni buoni ad ascoltare senza fiatare, e i conferenzieri avevano espresso il loro verbo dall'alto della cattedra. Nulla di nuovo sotto il sole, è così che funziona un convegno. A dir la verità, molto di buono si era sentito dalla bocca di Elisabetta Tola (of course), Flavio Fusi Pecci (one man show) e Telmo Pievani. Io però, che non mi faccio mai i fatti miei, e che avevo in mente tutto quello che, di bello, stava esplodendo in quei mesi sul web scientifico, continuavo a domandarmi come mai in quella sede nessuno si facesse le domande

  • chi è un giornalista scientifico?
  • dove sta andando il giornalismo scientifico?
  • qual'è il suo scopo?
  • a chi si dovrebbe rivolgere?
22Nov/110

Influenzatemi, influenziamoli

Inoltre sono convinto che gli scienziati italiani non siano inferiori a quelli delle altre nazioni se solo avessero le apparecchiature giuste e i finanziamenti giusti per fare le loro ricerche... [1]

Correva l'anno 1989, e io, povero essere implume (con tanti peli però, direbbe Elio) andavo ancora alle scuole medie. Erano anni belli quelli, a ripensarci. Pieni di scoperte e pieni di assoluti. Quante balle si ha in testa a quell'età...

Il lunedì mattina, per tre anni di seguito, la nostra insegnante di italiano ci faceva fare la "rassegna stampa". Era un piccolo laboratorio, che contava poco nel voto finale, ma che facevamo tutti con grande cura. Ognuno di noi, nella settimana, aveva il compito di comprare i giornali, leggerli, commentarli, magari ritagliarli, segnalare le differenze, e poi, cosa più gustosa, scegliere un articolo e svilupparlo facendone una sorta di riassunto con le nostre considerazioni. Quel piccolo laboratorio, nella sua piccola e forse apparente inutilità, credo sia stato il momento iniziale in cui è nata la mia passione per il . Se rileggo quel quadernone un po' mi faccio tenerezza (ma quello anche oggi), e un po' noto, con mio grande stupore (forse, ma non troppo) che quasi i 3/4 degli articoli erano dedicati alla .

Poi penso: ben 4 dei miei compagni delle medie, bene o male, e con alterne fortune, si son dedicati anima e core al giornalismo. È solo un caso? Una coincidenza? E se davvero quel piccolo laboratorio, con le nostre analisi, con la scoperta delle nostre attitudini, sia stata la scintilla giusta al momento giusto?

Influenziamoli. Non lasciamoci scappare il loro futuro possibile. Perché, volenti o nolenti, in piccola o in grande parte, quei piccoli semi che piantiamo nel loro campo, forse non fioriranno. Ma se dovessero fiorire, allora perché non farlo?

[1] Così concludevo il temino sulla mostra "Dai nuclei ai " che si tenne a dal 24 febbraio al 18 marzo 1990. E avevo già le idee chiare, mi sa, sia sulla politica che sulla scienza. (Mi autocito. È imbarazzante. Non lo faccio più)

14Nov/110

Un parallelismo

Dannata mania di leggere i libri in parallelo. È qualche giorno che tergiversavo, ma stanotte, quasi di scatto, l'ho preso in mano ed ho finito di leggerlo. Sto parlando di "L'amico ritrovato" di Fred , un libro che narra l'amicizia nata sui banchi di scuola fra due ragazzi sedicenni nel pre-periodo della Germania nazista. Sono due amici speciali: uno, Shulzt, figlio di una nobile casata tedesca, e l'altro, Hans, figlio di una povera famiglia ebrea, in Germania ormai da generazioni. Non ho di certo intenzione di farne una recensione, nè tantomeno farne un riassunto. Un po' perché non lo so fare, un po' perché non è il mio mestiere e un po' perché rischierei di scrivere male alcune banalità. Ma un , quello si, vorrei farlo.

Hans, verso la fine del libro, sarà costretto a fuggire in America per via del clima ostile che, negli anni '30, stava montando contro gli ebrei. Prima della sua partenza, riceverà una lettera dal suo amico Shultz:

So che resterai sconvolto nell'apprendere che io credo in quest'uomo. Lui è il solo in grado di salvare il nostro amato paese dal materialismo e il comunismo, e grazie a lui la Germania potrà ritrovare l'ascendente morale che ha perduto per colpa della sua follia. So bene che non sarai d'accordo, ma non vedo altra speranza per noi. La nostra scelta è tra Stalin e Hitler e, tra i due, preferisco Hitler.

Mentre leggevo, pensavo alla crisi economica. Pensavo all'arrivo dell'uomo forte, e pensavo a come la Germania, grande e gloriosa nazione, si sia fatta ammaliare dall'uomo che prometteva di riportarla verso i fasti del passato. E poi penso ad oggi, dove quelle stesse condizioni si stanno verficando qui in Italia, dove una pesante crisi economica ha messo in ginocchio mezzo paese, dove siamo stati commissariati dal potere economico, e dove la tentazione dell'uomo forte potrebbe vincere ancora una volta.

E poi mi viene in mente la copertina di . L'attesa. È solo un parallelismo, ma temo ci sia poco da stare sereni.

CQFP

 

11Nov/110

Commento lungo

Sono un accanito lettore del blog di Rosalba. Mi piace per il suo modo educato di trattare gli argomenti, per l'intensità con cui li tratta, e per la coincidenza di opinioni che spesso mi capita di ritrovarci. E' un'insegnante di scuola , uno dei lavori più belli e più difficili del mondo, e, nel mio passato (quasi per 10 anni di seguito) ho fatto scientifica per di scuola primaria. Mi interessavano molto di più le loro domande che le pseudo domande degli adulti. Quando tratti con adulto devi capire il suo contesto, e sai che, nell'80% dei casi, ti troverai davanti ad una persona che non accetterà di farti capire di non saper nulla dell'argomento di cui stai parlando. Coi è diverso: sono curiosità allo stato puro, e con loro ti puoi divertire e sperimentare.

Rosalba nel suo ultimo post racconta "[...] lei, la bimba attenta, ieri, sul finire dell'ora, si è timidamente avvicinata alla cattedra, mentre raccoglievo le mie cose per andare via e mi ha chiesto: "Ti posso fare una domanda?" "Certo se posso rispondere, lo farò volentieri." "Nei libri di religione c'è scritto che il mondo lo ha creato Dio, nei libri di storia c'è spiegato che il mondo è nato dal Big Bang... mi spieghi qual è l'ipotesi giusta? [...]"

Mi è capitato più volte di ricevere una domanda simile. La prima volta capitò a Parma (son cose che si ricordano queste) ed una bimba, mentre parlavo del Big Bang mi disse "Maestro (maestro?), ma a catechismo non hanno detto così" "E cosa ti hanno detto tesoro?" "Mi hanno detto che il mondo l'ha creato Dio" "Vala' - dissi io - Ma mica crederai ai preti, no?" e continuai a spiegare.

Soltanto tornando a casa, e ripensando alla giornata, mi accorsi di aver fatto una delle più grosse fesserie della mia vita. Io ero solo un animatore, non un educatore, e non avevo nessun diritto di interferire con la formazione di quella bambina. Io avevo solo il compito di farli divertire con la per due ore, stimolare la loro curiosità, ma con quella frase non solo non stavo rispettando loro, ma neanche le loro famiglie e le loro sensibilità. Quella lezione la misi nel cassettino della memoria a lungo termine e la lasciai lì. Mi ricapitò a Genova. Ormai ero un animatore provetto, avevo 5 o 6 anni di esperienza, e sapevo come gestirmi. Si, non ho detto gestirLI, ho detto gestirMI. Perchè se, con loro, non si è disposti a mettersi in gioco completamente, allora forse è proprio il caso di cambiare mestiere...

"Fabio, ma l'universo non l'ha creato Dio?" e un compagno "Ma no che dici! Non l'hai sentito che c'è stato il big bang?" e un altro "don Francesco mi ha detto che Adamo ed Eva furono cattivi, e allora nacque l'universo!" e un altro ancora "Ma che dici! ... E' stato Gesu' a crearlo...". Insomma, fra di loro, senza che io mettessi bocca, si era sviluppata una stupenda discussione come succede quando si incontrano due partiti politici. Sembrava il parlamento, erano fantastici. E allora, dopo essersi cucinati a fuoco lento per un minutino buono, intervenni io.

"Vi va di fare un gioco?" "Siiiiii" (questa frase va bene per ogni situazione, sappiatelo). Li feci sedere tutti a terra, e chiesi di tirar fuori dallo zainetto i loro quaderni. "Vi va di scrivere, in una frase, perchè credete che l'universo l'abbia creato Dio o perché, al contrario, credete che sia nato dal big bang? Una frase sola eh, non esageriamo, che poi io non so leggere!" Ci sedemmo tutti a terra in cerchio, - "Non fate le puzze, eh? Mi raccomando!" - con fare attento scrissero la loro frase, e mi diedero diligentemente il foglio. Mai tanto silenzio durante un laboratorio, credetemi. Presi i fogli, li mischiai con l'aria di un prestigiatore che sta per far apparire un coniglio dal cappello, e diedi un foglio ad ognuno di loro.

"Ora, leggendo la frase che avete sul foglio, che ne dite di provare a spiegarla? Per esempio tu Maria, tu avevi detto che l'universo l'ha creato Dio, ma sul foglio che hai in mano trovi scritto che... leggi leggi pure, non aver paura..." "L'universo è nato da una farfalla che sbatteva le ali perchè la farfalla è l'animale più bello del mondo" "Che ne dici? Ti va di immaginare come mai il tuo amico, o la tua amica abbia scritto quella frase?" Il laboratorio continuò per circa una mezz'oretta. Erano tutti attenti e un po' disorientati: stavano spiegando una idea non loro. Ma ero riuscito nel mio intento: ognuno di loro si era immedesimato nei pensieri dei compagni, e aveva provato ad esplorarli. Non era di certo un laboratorio scientifico, ma li avevo portati al confronto delle idee. La domanda "chi ha ragione, chi ha torto" era a quel punto ininfluente. Stavano partecipando ad un gioco di ruolo.

"Andiamo a vedere le macchie solari al telescopio?" ...

Sul quaderno delle visite trovai scritto "da grande voglio sposare il maestro Fabio". Se ci penso, ancora mi vengono le lacrime.

10Nov/110

Tumblr sia

Per un motivo che mi risulta alquanto oscuro, oggi ho voluto attivare una pagina tumblr per mettere in rete rapide e paciose amenità. Cose brevi e rapide, per rapidi resoconti su cose trovate in rete. , dal canto suo, continua ad essere il mio strumento preferito per trovare info, e per seguire avvenimenti. Attraverso oggi, quasi per caso, ho scoperto che era il Carl Sagan Day. Così prima l'ho twittato dal cell, condiviso su g+, e poi, al mio ritorno a casa, ho deciso di scrivere qualcosina ringraziando qui.

Alla pagina di wikipedia si può trovare tutta la spiegazione, ma mi piaceva cominciare sia tumblr sia con l'equazione di Drake. Suona un po' come ricominciare da capo, o tornare alle origini, vedetela come volete, poiché l'interesse per "la vita estraterrestre" (no UFO, eh!)  fu, da piccolo, quello che mi spinse a usare il binocolo 10x50 per guardare il cielo. Per essere un mondo che non si interessa alla , oggi si sono visti un bel po' di tweets che parlavano di ...

Oh, non vi dimenticate di visitare il sito del Carl Sagan Day. Lo champagne è atteso per il 12 di novembre con Dinner with the stars"

CQFP


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